Taccuino

Toscana 2020: è ora del “voto serio”

Per decenni ci hanno raccontato, a ogni elezione, che dovevamo dare un “voto utile”. Questo ha sempre regalato agli elettori una gamma di scelte autoreferenziali, basate solo su leaderismi o simpatie, sterili rispetto ai veri bisogni quotidiani dei cittadini. E quando sento dire “abbiamo perso perché non ci hanno capiti” o “è colpa degli elettori che non capiscono” mi arrabbio, perché prima di dire ciò – che resta una inaccettabile evasione dall’obbligo di guardarsi allo specchio quando si perde – ci sarebbe da rendersi conto se le domande che fanno gli elettori alla classe politiche abbiano ricevuto risposte all’altezza, in grado di parlare a cuori, pance e teste e di smascherare le illusioni di chi promette tutto e il contrario di tutto a tutti. Invece, quel che manca al Paese è una strategia autentica che metta al centro i territori e si proietti con forza verso l’alto per dare una risposta ai bisogni dell’Italia come a quelli del Comune più piccolo. Ecco perché, per il PD e il centrosinistra, le prossime elezioni regionali della Toscana non sono un passaggio scontato, né nei contenuti né nel risultato. Partiamo da un concetto di base: l’idea di concepire la governance regionale come se la Regione fosse un Comune e la Toscana fosse una grande metropoli europea ha dimostrato tutti i suoi limiti; una suggestione nobile, alta, ma profondamente ideologica e ingiustamente centralista, con risultati modesti e spesso deludenti in proporzione alle energie (e alle risorse) spese.

Questo riporta all’attualità “la Toscana delle Toscane”, espressione coniata da Claudio Martini (già presidente della Regione prima di Enrico Rossi): l’eterogeneità dei territori e delle autonomie è un elemento di ricchezza e non un’ostacolo. Insieme a Eugenio Giani, la Versilia – come molte altre “toscane” – avrà il suo daffare per le prossime elezioni regionali: come altrove, anche qui il centrosinistra dovrà lavorare per dare l’opportunità agli elettori di esprimere un “voto serio”. In che modo? Con l’ascolto e la raccolta dei problemi, delle proteste e delle proposte che troviamo nelle strade, piazze, case, negozi, sindacati, circoli, parchi, ospedali, uffici, cantieri navali o edili, capannoni artigianali, tutti luoghi della vita reale ben prima dei social. Perché è ora di smetterla di avere le elezioni regionali e sentirci dire “alzeremo le pensioni”, “vi daremo il lavoro dei vostri sogni”, “vi aumenteremo gli stipendi”: le Regioni (come più spesso accade per i Comuni) non hanno qualsiasi potere; possono cambiare la nostra vita se si parla di servizi pubblici (rifiuti, acqua, trasporti, sanità), formazione e lavoro (pensate ai centri per l’impiego), turismo (pensate agli ambiti), ambiente (pensate alla balneazione), cultura (pensate al grande Festival del Pucciniano, al Carnevale e alle tradizioni popolari). E non è poco! Con quale contenuto? Fondamentalmente, l’assenza di pregiudizio. Parlare con tutti e occuparsi di tutti è la vera rivoluzione. Perché la politica è Politica (con la “P” maiuscola) solo se si occupa di tutte le comunità e non solo di alcuni; sennò è cialtroneria, narcisismo, bugia. E poi servirà tanta empatia, cioè immedesimazione e ascolto, senza le quali non si sente ciò che la gente percepisce come preoccupazione, priorità o anche solo semplice desiderio o sogno.

Con chi? Qui posso parlare, a titolo personale, del mio partito: il PD Versilia si gioca la faccia e la credibilità. Per questo si impone una scelta unitaria di candidature autorevoli che rappresentino il buono delle nostre comunità. Chiusa l’epoca delle fratture, dei personalismi, delle correnti e dei signori delle tessere, siamo pronti ad affrontare insieme una sfida fondamentale per questa grande città di 160mila abitanti che – nonostante la piccineria di alcuni che usano i confini come regni e divisioni su cui lanciare le proprie personali ambizioni – è fatta di tanti bisogni e merita di eleggere una rappresentanza unitaria, autorevole, seria e condivisa che dia il proprio contributo alla formazione di una politica regionale seriamente ancorata ai territori.