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Strutture balneari e permanenza annuale: illegittimo il diniego al mantenimento annuale

Con la pronuncia n. 3691/2018, emessa in sede cautelare, la Sezione Sesta del Consiglio di Stato era stata invocata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la riforma della sentenza n. 2015 del 19 dicembre 2017, depositata dal Primo Collegio del T.A.R. Puglia sede di Lecce.

In tale ultima pronuncia – va ricordato – il T.A.R. adito si era dovuto occupare del provvedimento di diniego di autorizzazione paesaggistica emesso dal Comune di Otranto in ordine a una richiesta di permesso di costruire inoltrata da uno stabilimento balneare, da un lato, per la rimodulazione delle strutture esistenti sul demanio marittimo e, dall’altro, per il mantenimento delle stesse per l’intero anno solare.

Di fatti, il diniego del Comune discendeva dal parere contrario al mantenimento delle strutture per un periodo annuale adottato dalla competente Soprintendenza (la quale, tuttavia, aveva dato parere favorevole all’operazione di rimodulazione edilizia).

Detto diniego, insieme al parere negativo della Soprintendenza, era stato annullato dal T.A.R. Puglia, posto che le motivazioni dei provvedimenti negativi non estrinsecavano alcuna ragione sostanziale di forza tale da opporsi alla richiesta annualità della durata delle installazioni.

In altre parole, se era vero che le strutture nascenti dalla rimodulazione e dalle nuove installazioni avevano ricevuto il sostanziale parere favorevole della Soprintendenza e l’assenso edilizio del Comune, purché lasciate solo per un semestre, era anche vero che non emergevano in modo trasparente i percorsi argomentativi e logico giuridici per cui la semestralità dell’installazione era corretta mentre non era ammissibile il mantenimento annuale.

Ciò era ancor più vero laddove si ponga mente alla l.r. Puglia n. 17/2015 che consente al mantenimento delle strutture balneari per l’intero anno solare, oltre agli strumenti di pianificazione territoriale paesaggistica (denominato PPTR, per la Puglia) che non contengono l’obbligo di rimuovere annualmente tutti i manufatti, al punto che (si ricorda nella sentenza n. 2015/2017) “deve ritenersi che laddove gli Enti competenti intendano determinarsi in tal senso, occorre che la loro richiesta sia supportata da specifiche ragioni di protezione dell’ambiente diverse ed ulteriori rispetto a quelle ritenute compatibili con l’esistenza dell’impianto nel periodo balneare”.

Adesso, fa eco a questo decisum – con espressa decisione di conferma – l’ordinanza n. 3691 del 2 agosto 2018, emessa dalla Sezione Sesta del Consiglio di Stato.

Per quanto non sia ancora pronunciamento definitivo di merito, la motivazione – che ha portato alla reiezione della domanda cautelare posta dal Ministero in sede di appello – è stata ben tratteggiata nel richiamo al fatto che la Soprintendenza “è tenuta a dar buona contezza, certo fin dalla originaria autorizzazione paesaggistica (per far constare la consustanzialità della temporaneità delle strutture balneari rispetto alla fruizione collettiva del paesaggio) e, a più forte ragione, quando si tratta del mantenimento per tutto l’anno delle strutture stesse, delle ragioni specifiche in ordine alla contrarietà della permanenza dello stabilimento coi valori del paesaggio e dell’ambiente costiero, sottesi al vincolo”.

Se non altro, il percorso logico seguito dai Giudici non fa una piega.

Nel momento in cui la normativa (in questo caso, regionale) ammette la facoltà dei concessionari di mantenere strutture fino a copertura dell’intero anno solare – pur con caratteristiche di precarietà funzionale (cioè, legate alla permanenza in essere e in attività dell’impresa balneare) – è evidente che la valutazione di compatibilità fra la permanenza annuale e le ragioni di fruizione sono state operate a monte dal legislatore regionale.

In tal senso, solo circostanze del tutto eccezionali possono motivare un diverso e più restrittivo orientamento rispetto a quanto domandato dal balneare interessato e quanto, di regola, concedibile secondo la normativa regionale.

Ne consegue che il tempo massimo di permanenza delle strutture è quello enunciato dalle normative regionali e alimenta una posizione di interesse legittimo degli eventuali interessati, al punto da determinare una potenziale compressione dello stesso solo in caso di superiore e impellenti ragioni di interesse pubblico, diverse dalla mera questione di compatibilità con le permanenti ragioni di fruizione del paesaggio.

 

© Altalex

 

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