Pubblicazioni

Sale slot: come calcolare le distanze minime dai luoghi sensibili

Con la sentenza in esame, il T.A.R. Toscana è stato occupato dalla domanda di annullamento di un provvedimento amministrativo successivo ad uno di inibizione alla prosecuzione opere di cui a una S.C.I.A. con la quale si intendeva procedere a cambio di destinazione d’uso da artigianale a commerciale, destinato a sala di giuoco d’azzardo autorizzato: nella fattispecie, il Comune interessato aveva ammesso il cambio di destinazione ad uso commerciale “generico”, escludendo specificamente la destinazione ad attività di raccolta delle scommesse ippiche, sportive e per la raccolta delle giocate tramite videoterminali in ragione della presunta prossimità a un luogo sensibile ex l.r.t. n. 57/2013 (nella fattispecie, un impianto sportivo), misurato sul criterio del “raggio” (previsto nello strumento urbanistico comunale).

Si è imperniata, dunque, una causa amministrativa intorno alla legittimità del provvedimento comunale di limitazione della tipologia di destinazione commerciale generale ma non inclusiva delle c.d. “sale giuoco”. Più in particolare, la controversia si è incentrata sul chiarire quale fosse il criterio di calcolo della distanza cui fa riferimento la normativa regionale, oltre allo strumento urbanistico locale.

È così che il Giudice Amministrativo ha ricordato che non vale a definire la distanza il parametro del c.d. “raggio” (stabilito nel Piano Regolatore Comunale in esame) ma vale invece il parametro del percorso pedonale come definito ai sensi dell’art. 190 del Codice della Strada.

La Sezione Terza ha fornito, nella vicenda, una serie di utili chiarimenti sull’argomento. In altre parole, per determinare la distanza fra sala giuoco e luogo sensibile non va considerato un raggio; invece, vanno presi in esame tutti i percorsi pedonali possibili ed esistenti di collegamento fra il luogo dell’attività commerciale e il luogo sensibile di interesse, per tali intendendosi tutti i percorsi composti da marciapiedi, attraversamenti pedonali e altri dispositivi di formale identificazione del “percorso pedonale” ai sensi del Codice della Strada.

Di questo elenco di percorsi, poi, è necessario che il percorso più breve sia di dimensioni superiori a 500 metri. Dunque, è giocoforza logico dedurre che in presenza di una contestuale serie di percorsi – quelli regolari ai sensi dell’art. 190 C.d.S. e quelli non regolari o misti (cioè che sommano tratti urbanizzati e idonei ai sensi dell’art. 190 C.d.S. e tratti non idonei) – la distanza si misura considerando solo i percorsi pedonali regolari a norma di legge, mentre in assenza di percorsi interamente regolari, si considerano i percorsi “misti” (parti regolari in aggiunta a parti non regolari”), prendendo a riferimento quello più breve.

In via residuale e generale, è logico dedurre che in assenza di percorsi pedonali in tutto o in parte regolari torna di attualità il più generico e generale criterio di cui alla sentenza del medesimo T.A.R., del 8 luglio 2015, n. 1015, che è “riferito alla distanza reale tra due luoghi, calcolata in base al percorso più breve” (ancorché, di nuovo, non in base alla tecnica di definizione del “raggio”).

 

© Altalex

carl-raw