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Realizzazione di distributori di carburanti: inquadramento e qualifica dei controinteressati

TAR, Puglia, sez. II, sentenza 16/10/2018 n° 1316

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La Seconda Sezione del TAR Puglia, sede di Bari, si è occupata della domanda di annullamento di un provvedimento autorizzativo unico proposta da una società concorrente di quella beneficiaria dell’autorizzazione, relativamente alla realizzazione di un distributore di carburanti.

Invero, nella pronuncia sono due gli aspetti che vengono in rilievo immediatamente, esattamente coerenti con un impianto motivazionale incentrato sostanzialmente sul difetto di legittimazione a ricorrere.

Stando al primo dei due profili di infondatezza del ricorso (ancorché svolto successivamente all’interno della serie espositiva logica), il Collegio ha aderito all’orientamento giurisprudenziale che vede nei distributori di carburanti fra le opere di urbanizzazione secondaria, pertinenti la sede stradale.

Ne consegue che la natura di opere di urbanizzazione dei distributori (così come per le S.R.B., tanto controverse negli ultimi decenni: cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. III, sentenza 28 novembre 2013, n. 5693) preclude qualsiasi censura circa la compatibilità degli stessi con la destinazione urbanistica del suolo consumato, salvo la necessità di valutare che essi non interferiscano con i vincoli paesaggistici, ambientali, monumentali o, ancora, con le previsioni di zonizzazione urbanistica di tipo “A” (par. 1.3); in questo, va notato l’allineamento della Sezione con la prevalente giurisprudenza del Consiglio di Stato, espressa in materia (che la sentenza richiama con la pronuncia della Sezione V, datata 7 novembre 2016, n. 4639).

L’orientamento in questione, peraltro, è stato ribadito dalla IV Sezione poche settimane dopo la pronuncia in commento (sentenza n. 6277 del 7 novembre 2018), ricordando che “gli impianti di distribuzione dei carburanti devono essere ricompresi fra le opere di urbanizzazione secondaria e, pertanto, sono da considerarsi infrastrutture complementari al servizio della circolazione stradale”; da segnalare, la pronuncia del TAR Liguria, la cui I Sezione ha specificato come un impianto di distribuzione di carburanti “può essere collocato in qualsiasi parte del territorio comunale e quindi anche in zona agricola, salvo particolari ragioni (indicate dal piano ovvero di carattere idrogeologico)” (sentenza 25 maggio 2017, n. 460).

La natura dell’impianto di distribuzione, dunque, è quella di opera di urbanizzazione che, in quanto tale, non soffre delle limitazioni opposte dall’ordinamento urbanistico alle altre realizzazioni edili che trasformino un territorio, derogando alla regola della piena valenza della destinazione urbanistica quale limite insuperabile nella facoltà di trasformazione; simile natura, dunque, rende sostanzialmente carenti di fondatezza (e di interesse) le argomentazioni di ricorso incentrate, in via del tutto generica, sulla compatibilità urbanistica degli impianti, salvi i valori fondamentali inderogabili del paesaggio o della residenziali.

Arrivando al secondo dei motivi di mancanza della legittimazione, il TAR ha evidenziato come tale condizione ricorra negativamente nella fattispecie esaminata poiché la domanda di annullamento si caratterizza per aver chiesto di proteggere la posizione giuridica soggettiva coincidente con la presunta (e generica) necessità di garantire leale e pari opportunità di concorrenza con la titolare controinteressata, ancorché non coincidente con la vicinanza fisica fra impianti.

Ebbene, è molto importante sottolineare che la legittimazione che normalmente si conosce nelle controversie di ordine urbanistico ed edilizio comuni, fra (o, comunque, con) privati cittadini proprietari di immobili residenziali, non è la medesima che ricorre nel caso in cui la posizione sostanziale sia indissolubilmente legata a una qualificazione professionale e commerciale.

Questo è ben noto alla Sezione giudicante, posto che “si nega che la mera vicinanza con la nuova struttura commerciale legittimi ex se ad impugnarne i relativi atti amministrativi di assenso (come invece avviene di norma in campo edilizio), essendo al riguardo necessaria la prova del danno che il ricorrente riceva nella sua sfera giuridica e non essendo invece sufficiente il mero generico vanto di una pretesa a conservare il proprio flusso di clientela” (Cons. Stato, Sez. IV, sentenza 14 novembre 2018, n. 6419).

Un orientamento sempre più solido che lega la legittimazione a una posizione sostanziale che sia qualificata e, soprattutto, sia puntualmente circostanziata, non potendo valere le ordinarie presunzioni che la giurisprudenza riconosce nelle ordinarie controversie in materia di titoli e interventi edilizi.

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