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Poteri di polizia demaniale: presupposti, procedimento e giurisdizione

TAR, Puglia-Bari, sez. II, sentenza 15/11/2018 n° 1475

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Nel caso che ha occupato il T.A.R. della Puglia (sentenza 15 novembre 2018, n. 1475), la Seconda Sezione si è pronunciata in merito a unricorso, con cumulo soggettivo, nel quale i ricorrenti erano soggetti sgomberati con ordinanza sindacale, atta al recupero di spazi abusivamente occupati, ancorché in disuso e non destinati ad abitazione (ma adibiti in precedenza a Caserma).

È, dunque, venuto in discussione il radicamento della giurisdizione amministrativa, eccezione preliminare a fronte della quale il Collegio ha giustamente ricordato che, in caso di beni demaniali o del patrimonio indisponibile, l’esercizio della polizia demaniale costituisce espressione di un potere amministrativo a fronte del quale sussistono posizioni di interesse legittimo e non di diritto soggettivo (come avviene nel caso di beni del patrimonio disponibile), trattandosi di autotutela possessoria di diritto pubblico (così, peraltro, anche T.A.R. Sardegna, Sez. I, sentenza n. 676 del 27 ottobre 2017 e T.A.R. Lombardia, sede di Brescia, Sez. I, sentenza n. 665 del 9 luglio 2018). In tal senso, si radica il potere amministrativo che legittima l’intervento solo del G.A., e non di quello ordinario dei diritti soggettivi.

Ciò detto, viene altresì rammentato che i poteri di autotutela – di competenza dirigenziale, si sostanziano “nella generalità dei casi, negli ordini di riduzione in pristino dello stato dei luoghi occupati e, quindi, nello sgombero da tutto ciò che impedisce la fruizione del bene in base allo scopo cui è destinato”  (T.A.R. Campania, sede di Salerno, Sez. I, sentenza n. 1462 del 19 ottobre 2018) – soggiacciono alle ordinarie regole del procedimento amministrativo, anche nel profilo partecipativo, preso atto tuttavia della natura vincolata del provvedimento.

In effetti, il potere di autotutela demaniale non rappresenta semplicemente una facoltà per la P.A., bensì un obbligo che incarica l’Amministrazione di preservare i beni “strumentali”, demaniali o indisponibili che siano, per loro natura vocati al servizio della realizzazione dell’interesse pubblico che la norma attributiva del potere amministrativo impone all’Amministrazione stessa di perseguire. In tal senso, la pronuncia offre l’occasione di ricordare l’orientamento giurisprudenziale secondo cui il provvedimento di rilascio emesso ai sensi dell’art. 823, comma 2 del codice civile può essere legittimamente emanato senza la preventiva comunicazione dell’avvio del procedimento e senza instaurare alcun contraddittorio con l’interessato, trattandosi di un provvedimento di autotutela esecutiva che l’Amministrazione è tenuta ad adottare per rientrare nel possesso di un bene, sia esso demaniale o ricadente nel patrimonio indisponibile, allorché abusivamente detenuto da un soggetto privato (cfr. T.A.R. Lombardia, sede di Milano, Sez. I, sentenza n. 145 del 14 gennaio 2014 o anche T.A.R. Puglia, sede di Lecce, Sez. II, sentenza n. 1740 del 11 luglio 2014; contra, invece, T.A.R. Puglia, sede di Lecce, Sez. I, sentenza n. 1912 del 21 novembre 2012).In una accezione sostanziale, v’è chi non ha mancato di notare che l’ordine dirigenziale di sgombero è “un provvedimento basato sul presupposto della mancata consegna spontanea del bene da parte del soggetto che lo occupa sine titulo, si versa in una situazione in cui non può ravvisarsi alcuna possibilità di cooperazione da parte del privato nella valutazione comparativa degli interessi compresenti nella vicenda e, quindi, non sussiste l’obbligo di effettuare la comunicazione di avvio di procedimento” (T.A.R. Campania, sede di Salerno, Sez. II, sentenza n. 1924 del 23 settembre 2013), così connettendo presupposti di origine sostanziale ad argomenti di carattere procedimentale.

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