Camaiore

Piano Operativo, capitolo 1: arriva la ciclabile “mare monti” fra Camaiore e Lido

Un territorio di 90 chilometri quadrati, che unisce le cime a sud delle Alpi Apuane con la battigia del Mar Ligure, presenta indubbiamente tante peculiarità e – dopo anni posso dirlo – una incredibile eterogeneità di popolazione, economia e ambiente non sempre semplice da amministrare. La fortuna, tuttavia, di fare il Sindaco in questa grande comunità è umanamente unica e politicamente formativa: qui si impara tutto – dalle frane al lavarone, dai fiumi alla balneazione, dal ghiaccio e neve fino alle mareggiate – e si comprende, in proporzione, la complessità che si cela dietro il lavoro di chi si trova a Firenze o a Roma. Ed è questo legame fra mare e montagna – passando per le pianure di Capezzano e Camaiore e le frazioni collinari – che caratterizza il lavoro di questo ultimo decennio di amministrazione. Dopo anni e anni in cui se ne discute e durante i quali la complessità tecnica e quella procedurale hanno frenato l’entusiasmo e il desiderio di numerosi camaioresi, adesso prende finalmente forma nel nuovo Piano Operativo il disegno della pista ciclabile che dovrà collegare il Capoluogo alla sua riviera, passando lungo la via Italica. 5 chilometri di percorso ciclabile, per lo più in sede propria (ci potranno essere dei tratti sopratutto nelle aree commerciali dove biciclette e automobili conviveranno con opportune soluzioni tenciche), per dare plasticamente e finalmente vita al legame che Michelucci (l’archistar degli anni 60-70 che progettò il nostro primo piano regolatore, nel 1974) immaginò fra chi abita sulla costa e non vuol perdersi la pace della natura e i gusti della gastronomia tradizionale – spesso preziosamente custodita sulle colline o nei centri storici – e chi abita nell’entroterra, a pochi chilometri dalle rive del mare e dalle suggestive vite che animano la sabbia della costa versiliese. Ovviamente, al momento si tratta della previsione urbanistica, su carta. “Prima che si veda ci vorranno anni” dirà qualcuno, ed è anche vero. Ma mentre prima se ne parlava e basta, con la sempiterna offerta che la politica metteva sul piatto di ogni elezione, oggi questa previsione mette nero su bianco che si potrà fare senza la scusa di dover fare complesse procedure di modifica delle regole urbanistiche. Ad ogni modo, questa previsione è come il seme di un albero che crescerà: lo abbiamo piantato adesso, lo accompagneremo nel futuro e, tuttavia, toccherà ad altri anche diversi da noi investirci, crederci e portarlo a compimento. Perché – anche se è rivoluzionario dirlo – non è importante semplicemente tagliare un nastro, quanto aver contribuito a rendere possibile quel che vedrà la luce, che ha un valore a prescindere da chi lo inauguri Ma non è tutto, perché non si tratta semplicemente di un sogno disegnato su carta. Su quella pista ciclabile finiranno gran parte delle risorse che il nuovo piano genererà, attraverso i meccanismi di perequazione (che vuol dire: il Comune assegna vantaggi specifici in cambio di un contributo economico o materiale, direttamente proporzionale ai vantaggi e volto alla realizzazione di un progetto di interesse pubblico), per cui la prospettiva è tutt’altro che teorica e tutt’altro che rimandata a tempo indeterminato; senza considerare le spinte che potranno venire grazie ai bandi della Regione e dello Stato, che sempre più frequentemente mirano a sostenere gli investimenti dei Comuni che vogliono colmare il gap delle infrastrutture di mobilità c.d. “dolce”. Chiaramente, i dettagli progettuali saranno definiti una volta che si avvierà formalmente la realizzazione: è chiaro che l’operazione dovrà avvenire senza pregiudicare il patrimonio verde e avendo cura di sviluppare un alto grado di attenzione per la sicurezza stradale sugli incroci e negli attraversamenti. In ogni caso, una buona notizia. Insieme a tante nuove idee che presto sveleremo con l’adozione del nuovo Piano Operativo, strumento che accompagnerà tutto il nostro territorio e tutta la nostra comunità nel futuro dei prossimi 20 anni.