Taccuino

PD e M5S: fine della ricreazione

L’attuale crisi politica del Governo svela tutte le contraddizioni di un sistema partitico che non ha fatto altro che giocare alla spartizione del Paese, il quale si trova ora sul baratro di un nuovo crack finanziario a meno dell’applicazione delle clausole di salvaguardia che potrebbero portare l’IVA al 25%.
.
Fa impressione pensare che ogni 4 Euro di lavoro, 1 Euro sarà dello Stato, oltre alle tasse sui restanti 3 Euro: e tutto questo perché, inevitabilmente, il crack finanziario pubblico o l’ipotesi di uscita dall’Euro per fingere che tutto vada bene, farebbero andare a gambe all’aria l’intero sistema economico italiano, ben peggio di quando accadde in Argentina.
.
Solo quello, oggi, ci spaventa? Sarebbe già abbastanza, se in ballo non ci fosse anche la scomparsa dell’Italia dalla scena internazionale, muti come siamo sulla nomina di un Commissario UE di peso da inserire nel nuovo organo internazionale. E la politica internazionale – imprigionata e ingessata fra l’aplomb e l’immagine di Milanesi e le sparate di Salvini – è oggi fondamentale, vedendo l’Italia sempre meno rilevante sulle partite strategiche, schiavizzata nel gioco dualista di Trump e di Putin.
.
Davanti a noi, oggi come ieri, c’è un Paese in cui preoccupazioni e solitudini sono i veri mali del tempo ce viviamo, in cui sembra che l’unico modo per rappresentare gli italiani sia quello di urlare, insultare, inneggiare alle divisioni, aizzare le violenze e tacere di fronti ai rigurgiti della disumanità che non ha tempo. E la Politica, con la “p” maiuscola, è prigioniera della decomposizione partitica sul cui concime crescono effimeri personalismi leaderistici, che mettono le sorti dei propri successi personali davanti ai bisogni veri e concreti del Paese. Al punto che la paura di dover approvare la finanziaria dell’IVA al 25% e il timore dei sondaggi che iniziano a calare fanno dire a un Ministro di voler capitalizzare il proprio consenso e andare alla elezioni per salvare la Lega prima che il calo dei sondaggi si trasformi in un calo di voti e nel rischio di dover restituire tutti e 49 i suoi milioni.
.
Esaurita la narrazione della Lega secondo cui “il Paese prima di tutto, gli italiani anche e le elezioni pure”, Salvini dà oggi a PD e M5S un’opportunità epocale: mentre lui stacca la spina del Governo nel momento cruciale di decidere responsabilmente la gestione delle finanze dello Stato e mentre si profila all’orizzonte il taglio dei parlamentari che dimezzerebbe le poltrone necessarie per raccogliere tutti i fondoschiena verdi, gli altri – pur deboli e feriti da una costante e stupida campagna elettorale permanente – hanno in mano il tempo. Il tempo che servirà a Mattarella per verificare maggioranze alternative – magari, nella votazione alla Camera sulla sfiducia individuale a Salvini, che Fico potrebbe calendarizzare subito – e servirà alle forze in campo di dire al Paese che siamo nelle peste fino al collo e che non possiamo permetterci l’IVA al 25% col il crollo dell’economia nazionale.
.
Salvini gioca per sé, PD – meglio tardi che mai – e M5S possono fare un passo indietro sui personalismi e varare un chiaro e breve programma di scopo per finanziaria 2020, riforma istituzionale (taglio parlamentari e legge elettorale) e politica internazionale (per una riforma delle regole sui migranti, sui bilanci di stato, sul ruolo nelle missioni estere). Mettiamo il Paese davanti ai destini di bottega. Il PD non può limitarsi a farsi riassumere in posizioni pregiudiziali del suo Segretario né di altri: quelle andavano bene all’indomani delle elezioni, ma le cose cambiano e quando gli scenari si muovono dobbiamo essere pronti a mettere in discussione anche le nostre più ferree convinzioni; d’altronde, non è mai bene fidarsi di chi ha solo certezze e non fa del dubbio la propria bussola.
.
Apertura, confronto e dialogo tenendo fermi i valori fondamentali della costituzione sono i parametri unici su cui si regge la vita della politica e la ragion d’essere di un partito: o la politica è fatta di gente che si mette in discussione e (magari, chiedendo scusa al Paese) corregge gli errori laddove sbaglia, oppure non è. Dimostriamo, finalmente, che nel PD e nel M5S – dopo anni di attacchi personali – ci sono persone che hanno finalmente compreso che il loro futuro viene dopo quello del Paese, che va servito, amministrato, custodito e fatto progredire a costo anche di dover rinunciare a elezioni, Presidenze, Ministeri, incarichi, visibilità.
.
Per la politica, tutta, è l’occasione di abbattere il ventennale leaderismo e le sue degenerazioni per tornare alla dimensione di squadra, di comunità, di gruppo che deve animare una classe dirigente seria, preparata, consapevole che le dimensioni future e le sfide a venire non si rinchiudono dentro le carriere dei singoli, ma hanno dimensioni e durate che impongono di prescindere dalla dimensione umana per lanciarsi oltre narcisismi ed egoismi, carriere e successi personali; potrebbe essere davvero l’occasione di mutare la concezione della politica da “ricerca di un uomo solo al comando” a “formazione di una classe dirigente in squadra”.
.
Un passaggio di riflessione necessario, che solo il tempo ci dirà che cosa sia in grado di produrre: non sono qui a predicare un’alleanza a tutti i costi, ma certamente è obbligo fermarsi e riflettere prima di dare risposte impulsive e legate alle aspettative dei singoli, si chiamino Renzi o Zingaretti. Certo è che non mettersi in discussione sarebbe un occasione persa e la fine di un partito che, a quel punto, non avrebbe altro destino se non diventare un partito piccolo, retto da tanti leadrini e da pochi voti, con l’ambizione di giocare ai governicchi di minoranza per poi sparire.
.
.