Taccuino

Su Mario Rega non si parli di razze ma di legalità

Ci sono persone che hanno scelto di garantire la nostra sicurezza e il rispetto delle regole. A loro vanno la nostra stima e gratitudine, specie in questi giorni scanditi dall’assassinio di un giovane uomo dell’Arma dei Carabinieri. Ed ecco che si scatena puntuale la più vile strumentalizzazione con la corsa a piangere e vomitare rabbia sui notiziari per creare alibi, divisioni e distrazioni: se è drammatica la caccia all’africano operata a destra, reputo altrettanto imbarazzante la successiva rivalsa sull’americano mossa a sinistra.

Questo evento ricorda che un sistema con regole carenti e mai adeguate sulla certezza della pena, addirittura affidato alle mani armate di qualsiasi cittadino, finisce col mettere a rischio la vita stessa delle persone che lo Stato dovrebbe proteggere. Quasi nessuno ad ammettere con rabbia e imbarazzo che, a venticinque anni da Capaci, ancora non disponiamo di un sistema penale nuovo, adeguato, con pene severe e certe. Per una cronaca onesta, sarebbero irrilevanti e persino nocive la nazionalità dell’assassino e la bontà della vittima. A cosa (o a chi) serve la verifica del passaporto? La certezza della pena – sia come deterrente che come applicazione a fini rieducativi – è il vero assente dalla scena. E non si tratta di una questione dei Giudici: loro studiano, leggono la norma, la interpretano, la applicano al caso concreto e ne traggono una conclusione; la certezza della pena dovrebbe metterla un Parlamento. Ecco perché, invece di cimentarsi in improbabili invettive xenofobe o esterofile, i nostri rappresentanti farebbero bene a occuparsi di dotare lo Stato di un sistema penale serio, in cui le pene siano davvero al passo coi tempi e rappresentative del valore distrutto.

Quella di Mario Cerciello Rega rischia di essere l’ennesima tragedia destinata a perdersi nel caos di assurde discussioni su nazionalità e confini. Intanto pochi rammentano che immigrazione e certezza della pena sono temi connessi solo da chi vuole specularci. Il sacrificio di questo ragazzo ci ricordi che la vera emergenza è mettere mano al sistema penale; e che fuori dalle nostre case abbiamo migliaia di persone, impegnate a garantire la nostra sicurezza a costo della propria vita, alle quali lo Stato ha il dovere essenziale di garantire risorse e mezzi adeguati, per sostenerli e tutelarli concretamente.