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Lettera aperta a un giovane

Ho provato per un attimo a pensare come te: anche se non ho più vent’anni o venticinque, la mia età non si allontana troppo da quel vissuto che adesso, felicemente, anche tu attraversi e di cui ancora ho un bel ricordo. Da giovane, studente o lavoratore che sia, senti meno di altri i problemi: senza troppa retorica, si può dire che la TV o la società – e, in taluni casi (ma non in tutti), la famiglia – sono un terreno poco fertile per coltivare il senso di responsabilità e l’educazione. Non tutti i giovani sono uguali: hai ragione perfettamente.

Ma guardati intorno un attimo: mentre è dilagato il problema del COVID2019, le scuole e le università sono state chiuse e le piazze e le strade si sono riempite; ritrovi gli amici e le amiche, sembra quasi di essere in agosto o in periodi di ferie o festività. E poi, in TV, han detto che la maggior parte delle vittime mietute da questa contagiosa influenza sono vecchi o persone che già erano malate.

E’ vero: c’è l’allarmismo impanicato anche di qualche noioso politicone; c’è anche la leggerezza e la sottovalutazione complottista di qualche altro politicone. Insomma, non ci si capisce gran che e viene voglia di farsi un drink fuori, perché oltretutto ti dicono che l’alcool ammazza il virus. Ma non pensi che ci sia qualcosa di strano in tutto questo?

Hai abbastanza cervello e intelligenza per capire che, in effetti, qualcosa non va. Anzi: molto non va.

Il COVID2019 ha una incredibile e rapida capacità di contagio: e il contagio deriva da fattori come il contatto e la prossimità delle persone. Dal contagio – cioè, la capacità di una malattia di passare da una persona all’altra -, come sai, dipende l’ammalarsi di chiunque: di tua nonna, tuo nonno, dei tuoi genitori, della tua sorella o fratello più piccoli; anche del tuo amico e del suo papà o mamma che, pur giovani, hanno problemi di respirazione, oncologici, di cuore, immunitari. Dal numero dei contagiati, poi, dipende la salute di tutti, specie di coloro che avranno bisogno degli ospedali: e se troppe persone, nell’arco di poco tempo, avranno bisogno degli ospedali, sarà un casino, perché i posti letto non sono infiniti e qualcuno potrebbe rischiare di dover aspettare mentre ha bisogno. Per questo, alcune volte, hai sentito dire che bisogna stare lontani, non toccarsi, evitare la socialità ed evitare baci, strette di mano, abbracci. Quello che non ti hanno spiegato a dovere è che il COVID2019 corre più veloce nel contagio se c’è gente che si muove, si incontra, sta vicina: non dare retta alla D’Urso e ai suoi programmi TV, che il giorno prima ti diceva di baciarsi e il giorno dopo ti diceva di stare a casa. Segui quel che scrive il tuo Comune, segui ASL Toscana Nord Ovest su Facebook e pensa davvero a quanto vuoi bene ai tuoi amici o alla tua famiglia. E’ vero che sei giovane, ma da te più che da altri dipende la sopravvivenza delle persone e la fine del contagio. Come ha detto Mattarella, devi solo cambiare per un breve periodo le tue abitudini: per un periodo utile a evitare che ci siano troppi contagi tutti nello stesso momento, basta che tu eviti la socialità dei luoghi affollati, dove non sono controllabili le distanze e i contatti fra persone. Tanto, non c’è nulla di male a vedersi fra 15 o 20 giorni, rimanendo in contatto tramite social o WhatsApp. Puoi uscire all’aria aperta, fare una corsa o un giro col cane, vedere la tua ragazza, limitando sempre i contatti con persone diverse da quelle con cui vivi. Ci sono i film, i libri, e poi ci sono gli affetti che ti circondano. Appena passerà questa ondata virale, tornerai alla tua vita, come tutti. Ma quanto più rispetti le regole – di evitare contatti, di evitare luoghi affollati, di lavare le mani, di tenere almeno 1 metro di distanza, di pulire le superfici e adottare comportamenti educati prima ancora che igienici (colpo di tosse, starnuto, ecc.) – tanto prima potremo contenere i contagi. Tu puoi essere l’unico argine di protezione di te stesso, della nonna o del nonno o anche del familiare (o di tu stesso) che ha situazioni delicate e magari nemmeno lo sa. Io non ho più i nonni: l’ultima nonna – che ho amato follemente – ci ha lasciato a giugno scorso; se oggi fosse viva, ti giuro, l’avrei tutelata dagli altri e da me stesso e – pur senza baciarla o abbracciarla o avvicinarmici troppo – per non metterla a rischio avrei ridotto al minimo indispensabile ogni contatto esterno alla famiglia. Ma oggi lo faccio in ogni caso per rispetto ai miei genitori, a mia sorella e alla mia piccola Lea (la nipotina di 22 mesi).

Sei giovane, hai tempo e hai belle speranze: sacrifica qualche giorno per aiutare gli altri a non ammalarsi, poi ci ritroveremo tutti insieme a festeggiare una volta finito questo periodo che difficilmente potremo dimenticare.

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