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Ispettorato del Lavoro: precisati i limiti al diritto di accesso ai verbali

In materia di accesso agli atti e documenti amministrativi, il T.A.R. Toscana ha avuto occasione di esprimersi su una fattispecie sottoposta a disciplina speciale con il d.M. n. 757/1994, recante “Regolamento concernente le categorie di documenti formati o stabilmente detenuti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sottratti al diritto d’accesso, ai sensi dell’art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241”.

Nella vicenda concreta, in sintesi, la ricorrente era una Associazione che aveva chiesto all’Ispettorato del Lavoro di poter avere accesso ai verbali stesi conseguentemente alle attività di ispezione, controllo e verifiche della regolarità della posizione del personale occupato presso le sedi operative destinate alla gestione dei centri di accoglienza dell’associazione.

A tale richiesta la P.A. aveva opposto un “secco” diniego, motivato meramente sul richiamo all’articolo 2, comma 1, lett. c), del citato d.M., in ragione del quale “sono sottratte al diritto di accesso le seguenti categorie di atti in relazione alla esigenza di salvaguardare la vita privata e la riservatezza di persone fisiche, di persone giuridiche, di gruppi, imprese e associazioni: … c) documenti contenenti notizie acquisite nel corso delle attività ispettive, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico di lavoratori o di terzi”.

Tuttavia, il tenore della disposizione non lascia adito a dubbi: non si tratta di un divieto tout court. Quella del d.M. 757/1994 è una disposizione che vieta l’accesso solo e soltanto in tre diverse circostanze determinabili con l’eventuale divulgazione: “quando … possano derivare azioni discriminatorie”, “indebite pressioni” o, infine, “pregiudizi” di carattere generale che possano andare a colpire i lavoratori oppure anche soggetti terzi.

Non si tratta, cioè, di un divieto assoluto e oggettivo, bensì di un divieto che scatta solo allorquando sia dimostrato e comprovato il ricorrere di alcuni specifici presupposti previsti dalla norma. Dunque, la richiesta di accesso ai verbali ispettivi non è di per se impossibile o da vietare, bensì è di norma esaudibile salva, appunto, la ricorrenza di situazioni che, in concreto, possano portare a situazioni pregiudizievoli per lavoratori o terzi.

Un eventuale diniego di accesso, dunque, può essere opposto solamente dopo una accurata istruttoria nella quale sia dimostrato in modo preciso e compiuto che l’interesse alla conoscenza dei contenuti di atti e documenti, anche a fini di trasparenza oltre che di tutela, è recessivo rispetto al diritto di veder garantita la propria posizione di lavoratore o di soggetto interessato nella vicenda oggetto di ispezione: in altre parole, la P.A. deve dare puntualmente conto di simile attività valutativa e, in tal senso, deve evadere puntualmente quanto previsto dagli articoli 3 e 22 e ss. della lex generalis n. 241/1990.

 

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