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Interdittiva antimafia: precisata natura, contenuti ed effetti

TAR, Puglia-Bari, sez. II, ordinanza 19/12/2018 n° 487

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Con l’ordinanza n. 487/2018, il T.A.R Puglia, sede di Bari, si è occupato di un ricorso con il quale era chiesto l’annullamento di un provvedimento prefettizio di interdittiva antimafia, oltre che dei successivi atti di revoca di aggiudicazione di una concessione di beni pubblici, oltre che di revoca di preesistenti concessioni assegnate un decennio prima alla ricorrente.

La Seconda Sezione, dunque, era stata investita di una domanda giudiziale che necessitava una digressione, pur sommaria (com’è caratteristica propria della fase cautelare, conclusa con il provvedimento in nota), sull’argomento dei poteri amministrativi in materia di misure antimafia, così come disciplinati nel D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159recante “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia” (ex articoli 1 e 2 della Legge 13 agosto 2010, n. 136), pubblicato in G.U.R.I. il 28 settembre 2011, n. 226 (modificato con la Legge 17 ottobre 2017, n. 161).

Sul punto, vale la pena di ricordare che l’articolo 67 del citato Codice (commi 1 e 2) dispone che “le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una delle misure di prevenzione previste dal libro I, titolo I, capo II non possono ottenere: … b) … concessioni di beni demaniali allorché siano richieste per l’esercizio di attività imprenditoriali; c) concessioni di costruzione e gestione di opere riguardanti la pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici; d) iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere, beni e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei registri della camera di commercio per l’esercizio del commercio all’ingrosso e nei registri di commissionari astatori presso i mercati annonari all’ingrosso…” e che  “il provvedimento definitivo di applicazione della misura di prevenzione determina la decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, attestazioni, abilitazioni ed erogazioni di cui al comma 1, nonché il divieto di concludere contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cottimo fiduciario e relativi subappalti e subcontratti, compresi i cottimi di qualsiasi tipo, i noli a caldo e le forniture con posa in opera. Le licenze, le autorizzazioni e le concessioni sono ritirate e le iscrizioni sono cancellate ed è disposta la decadenza delle attestazioni a cura degli organi competenti“.

Ciò premesso, la pronuncia si è concentrata, primariamente, sulla definizione giuridica del provvedimento di interdizione, sottolineando la natura cautelare “di massima anticipazione della soglia di difesa sociale” e, per ciò, esigente non prove piene di nessi con soggetti notoriamente mafiosi bensì indizi in base ai quali sia concretamente desumibile il collegamento fra l’indiziato e organizzazioni mafiose o di criminalità organizzata. Si potrebbe sottolineare il carattere speciale del provvedimento di interdizione basato sul D.Lgs. n. 159/2011, rispetto alla generale previsione (rectius, legittimazione di esercizio) di poteri cautelari da parte della P.A., contenuta negli articoli 7 e 21-bis della L. n. 241/1990.

L’esercizio di poteri cautelari, tuttavia, resta una fattispecie decisamente singolare nel ventaglio delle fattispecie assenate dall’ordinamento alla P.A., ancorché vada sottolineato come l’esercizio del potere di interdizione rimesso alla P.A sia ampiamente discrezionale (secondo la formula, citata dal Collegio, del “più probabile che non“, criterio tipico dei poteri di polizia e non degli oneri processuali) che ha preso progressivamente spazio nell’ordinaria gestione dei rapporti fra P.A. e soggetti che da tale rapporto conseguono un qualsiasi titolo amministrativo di natura provvedimentale o meno.

Infatti, come ricorda il T.A.R. Puglia, sede di Lecce (Sez. I, sentenza del 5 marzo 2015, n. 767) “ai sensi dell’art. 67, d.lg. 6 settembre 2011 n. 159 le informative del Prefetto in merito alla sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nell’impresa costituiscono condizione per la stipulazione di contratti con la Pubblica amministrazione ovvero per concessioni ed erogazioni o comunque per qualsiasi utilità pubblica atteso che, in materia, la Prefettura è titolare di un potere discrezionale, che comporta una valutazione lata di interessi contrapposti, ossia quello relativo alla libertà di impresa e quello relativo alla tutela dell’uso delle risorse pubbliche, e che, proprio per i delicati interessi che la materia coinvolge, va esercitato con le necessarie cautele“.

In tal senso, è facile osservare come la severa disciplina del comportamento della P.A nei confronti di coloro che sono anche solo sospettati (e non già imputati con prova esaustiva) di relazioni con ambienti, per dire, poco raccomandabili è vieppiù testimoniata dalla crescente quanto perentoria giurisprudenza sintetizzata dalla pronuncia dell’Adunanza Plenaria n. 3 del 6 aprile 2018, la quale ha ribadito l’ampia e pervasiva efficacia dei poteri interdittivi che non solo generano una condizione di parziale e generalmente temporanea incapacità ex lege del soggetto interessato dal provvedimento, ma che – per fare un esempio – impediscono allo stesso di essere destinatario di somme di denaro per risarcimento del danno in connessione all’attività imprenditoriale esercitata.

Dall’emissione del provvedimento di interdizione ne discendono, dunque, una serie di poteri a natura evidentemente vincolata, che obbligano la P.A. a una “doverosa” risoluzione (latu sensu, intesa quale evento interruttivo ed estintivo) di qualsiasi contatto o rapporto generalmente inteso con il soggetto colpito (ex multis, T.A.R. Calabria, sede di Reggio Calabria, Sez. I, n. 751), con ciò dando ampio respiro all’effetto inibitorio che la previsione dell’articolo 67 del Codice Antimafia costituisce in ragione del principio di obbligo della garanzia di affidabilità solida e professionalità idonea in capo a tutti coloro che tengono in essere rapporti ad effetto obbligatorio e sinallagmatico nei confronti della P.A., specie nel settore (variegato e circoscritto dal comma 1 della disposizione citata) dei contratti pubblici e delle pubbliche concessioni.

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