Camaiore

Il restauro della croce del Monte Prana

Non sempre mi restano energie a fine giornata per scrivere qualcosa. Ma oggi – ancorché non meno di altri giorni – è stata una giornata carica di emozioni. A qualcuno sembrerà sciocco o semplicino, ma l’arrivo a valle della croce del monte Prana è stato un momento particolare.

Ho abbandonato di corsa una riunione burocratica e sono sceso in piazza dove il mio fido Andrea mi aspettava sulla Smart accesa per correre al campo dietro Badia, dove sarebbe sceso l’elicottero. Ironia della sorte, i vigili stavano rimuovendo motorini parcheggiati in mezzo alla carreggiata in via XX settembre e il traffico bloccato mi ha spinto a scendere correre come un pazzo fino a Badia. Là ho trovato Graziano insieme agli operai di Edilizia Acrobatica (aggiudicataria della gara) che presidiavano le operazioni a valle e, insieme a loro, ho trovato Sandra Paoli e molti degli Amici della Montagna che erano lì, in attesa.

L’arrivo della croce, divisa in due tronconi (la croce vera e propria, prima, e il tronco, poi), mi ha fatto commuovere di fronte a tanti pensieri. A quelli di coloro che la vollero lassù, a memoria dei caduti della Guerra e a monito di una Speranza che guarda a un orizzonte aperto e senza confini. Allo stato d’animo dei familiari di coloro che la posero e che, purtroppo, oggi non ci sono più, perché ho immaginato che per loro è stato un po’ come far rivivere quel momento di gioia e di festa che vissero nel 1968 e che i loro congiunti oggi hanno visto da un po’ più in alto di noi (ho abbracciato più volte Sandra Paoli, figlia di Alessandro, detto Sandro, uno di coloro che cooperarono all’installazione).

Sono riafforati tutti quei discorsi che facevi da bambino in braccio a un nonno, guardando le croci e meravigliandoti innocentemente che lassù qualcuno ce le avesse portate e quei discorsi che poi, cresciuto, sentivi dallo stesso nonno che ti diceva che la misura degli anni che passano è data dalla capacità di distinguere a occhio nudo la croce della montagna che si staglia nell’azzurro del sereno o contro la nuvola bianca e pannosa del temporale estivo che gonfia dietro le Apuane.

Quella croce – non lo nego e anzi lo esalto – è un simbolo religioso; ma è insieme il segno di una grande e solida comunità capace di Memoria e Amore per la propria terra, tramandata di generazione in generazione, ben eretta e ancorata su una base solida e incrollabile; una comunità che su quelle fondamenta non si è mai dimenticata di costruire il suo lento ma inesorabile progresso, contro ogni paura e ogni malaugurio o pessimismo, anche in tempi strani e burrascosi come sono questi, in cui l’io sembra non dare spazio al “noi”.

Lo scendere a valle della croce è il simbolo di quella coscienza collettiva che ha resistito a ogni intemperie – economica, bellica, sociale, politica – e che, adesso, si prende una breve pausa di riflessione, per tornare – più curata e forte di prima -, ancora una volta, ad affrontare ciò che il tempo, per lungo periodo, gli porrà dinanzi.

Per questo, nonostante tutto, amo e non smetterò mai di amare la mia terra e la mia gente.

25 giugno: la croce torna sulla vetta del Monte Prana! Galleria fotografica aggiornata.