Camaiore

La gestione dei rifiuti a Camaiore

La vicenda della gestione dei rifiuti si fa sempre più complessa e fondamentale. Faccio della sana autocritica: troppo spesso i politici non sanno trovare il tempo e il giusto linguaggio per spiegare tutto ai cittadini. Ma questo problema va risolto, e allora ci provo. Mi sono preso del tempo e, con calma, ho scritto un riepilogo breve e chiaro dell’intera questione, dagli albori e senza tralasciare nulla. Lo aggiornerò costantemente, e sui miei social fornirò i dettagli tecnici a chi lo chiederà.

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1. La legge sul gestore unico

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Fino a pochi anni fa i Comuni sceglievano in autonomia la società cui affidare il servizio di gestione dei rifiuti sul proprio territorio. Camaiore scelse SEA S.p.A. nel 2002.
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Le novità giunsero nel 2011, quando la Regione Toscana emanò una legge (69/2011) per introdurre una gestione integrata dei rifiuti urbani. Il territorio fu suddiviso in tre Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e in ciascuno vi sarebbe stato un gestore unico del servizio. In altre parole: non più un gestore per Comune, ma uno unico per ATO. Da allora Camaiore rientra nell’ATO Toscana Costa con altri 99 Comuni delle Province di Livorno, Lucca, Massa-Carrara e Pisa.
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2. La nascita di RetiAmbiente

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L’Assemblea di ATO Toscana Costa passò dunque a costituire la società che sarebbe divenuta il gestore unico e, valutati gli investimenti necessari (220 milioni, perlopiù per inceneritori), decise di privatizzarla. Nel dicembre 2011 fu quindi costituita RetiAmbiente S.p.A. e subito avviata una gara per selezionare il socio privato.
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Intanto i Comuni cominciavano ad aderire a RetiAmbiente con un semplice meccanismo: ciascuno cedeva ad essa le quote detenute nella società alla quale era affidata la gestione dei rifiuti; così, RetiAmbiente aumentava il suo capitale e acquisiva il controllo di tutte quelle società.
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3. L’adesione di Camaiore

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Il 9 gennaio 2017, a cinque anni dall’avvio della gara per individuare il socio privato di Reti Ambiente, ATO Toscana Costa dovette annullare la gara in corso per un errore procedurale. Tutto da rifare. Tra il 12 gennaio e il 13 marzo anche Camaiore completò la sua adesione per legge a Reti Ambiente, cedendole le azioni detenute in SEA Ambiente S.p.A..
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Del resto, il contratto con SEA Ambiente scadeva il 28 febbraio, Camaiore tutta era insoddisfatta del servizio, i disservizi crescevano, la comunicazione era inefficace e i risultati deludevano sia per le aspettative che per le risorse investite.
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4. Il tentativo di uscita da SEA Ambiente

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Così, cessato quel contratto, potevamo scegliere se restare in un regime di proroga con SEA Ambiente o affidare il servizio a una nuova società. In entrambi i casi, la scelta sarebbe valsa fino all’operatività di RetiAmbiente (costituita nel 2011, in gara per 5 anni per trovare un socio privato e ora costretta a ricominciare tutto da capo).
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Il dovere di tutelare l’interesse pubblico ci indusse a scegliere di cessare la collaborazione con SEA Ambiente per cercare un servizio migliore e più economico; perciò il 28 dicembre 2017 avviammo un’indagine di mercato – per legge, rivolta alle società controllate da RetiAmbiente (Ascit, Esa, Ersu, Geofor, Rea e SEA Ambiente).
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Contemporaneamente, avviai la mia dura battaglia per convincere ATO Toscana Costa ad attivare RetiAmbiente come società pubblica, senza inserire un socio privato di cui oggi – a sette anni dal piano che ne rilevava la necessità – non si ha più bisogno: i tempi sono cambiati e, grazie al Cielo, non si costruiranno più inceneritori nocivi e dispendiosi. A sostenere questa causa, mi trovai parte di un piccolo gruppo di diciassette “Sindaci ribelli” (cit.).
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5. L’ingerenza di RetiAmbiente

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Alla scadenza della nostra indagine di mercato, il 19 gennaio 2018, non avevamo ricevuto offerte, ma solo tante risposte identiche da diverse società: Stante la necessità di valutare attentamente la richiesta avanzata da codesta spettabile amministrazione e di doversi necessariamente coordinare con le altre società facenti capo alla società partecipante RetiAmbiente S.p.A. per qualsiasi iniziativa nell’interesse economico comune, (l’azienda) ritiene, attualmente, di non poter esaudire la suesposta richiesta.
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Neppure il tempo di denunciare il fatto, già gravissimo, che il giorno seguente arrivava una lettera di SEA Ambiente contenente un’offerta esplicitamente riferita all’indagine appena scaduta. Attoniti, rinnovammo quindi l’indagine di mercato alla luce della rottura del patto di non belligeranza tra le società da parte di SEA Ambiente. Ma, alla scadenza del 7 febbraio, di nuovo nessuna offerta.
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A quel punto mi era chiaro che RetiAmbiente stesse ostacolando la libera concorrenza per favorire SEA Ambiente, impedendo a Camaiore di perseguire l’interesse dei suoi cittadini. A rafforzare la mia tesi, il 9 febbraio il presidente di Ersu Alberto Ramacciotti dichiarava di non aver potuto inviare un’offerta a Camaiore per uno stop ricevuto da RetiAmbiente.
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6. La riconferma di SEA Ambiente

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Era tardi. Il Comune doveva stabilire la tariffa TARI per approvare il Bilancio di Previsione entro i termini di legge. Non c’era altra via che riconfermare il Piano Tecnico del 2017 e la proroga a SEA Ambiente per la gestione del servizio. Ma non ci stavamo arrendendo.
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Poche settimane fa il Comune di Camaiore ha incaricato un tecnico di stilare un accurato Piano Tecnico in cui indicarci le necessità e il giusto prezzo per raggiungere gli obiettivi da raggiungere (la riduzione dell’indifferenziata, l’estensione del Porta a Porta a tutto il territorio, il raggiungimento del 70% di differenziata entro il 2019, un serio programma di spazzamento e pulizia delle strade). Così, qualunque cosa accadrà, in futuro Camaiore saprà cos’è necessario per sé.
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7. La vittoria dei “Sindaci ribelli”

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Dopo tanto lottare, abbiamo vinto. Ieri, martedì 10 aprile, l’Assemblea di RetiAmbiente ha approvato una modifica allo statuto che elimina la necessità di un socio privato per attivarla: introducendo il controllo analogo, RetiAmbiente ha finalmente tutti i requisiti per essere completamente pubblica, configurandosi ora come società in house providing. Significa ridurre di anni i tempi per attivare il gestore unico e beneficiarne. Ora ATO Toscana Costa dovrà ratificare la modifica, dopodiché potrà iniziare l’iter per rendere operativo il gestore unico.
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Questo articolo sarà costantemente aggiornato.
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