Taccuino

Genova: percorsi interrotti nel Paese senza controlli

Questo è il giorno in cui ci fermiamo dinanzi alla tragedia del crollo del Ponte Morandi e versiamo lacrime di rabbia e dolore: 43 vite distrutte come lo storico ponte che, ormai da qualche mese, non esiste più. Non si può che offrire solidarietà alla comunità genovese, che attende una ricostruzione persino più vasta e profonda di quella materiale.
.
Indagini e processi diranno cosa si trova nelle pieghe di questo drammatico episodio, destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva come Ustica, Bologna e Viareggio. Una delle poche evidenze mi spinge a dire che le ultime macerie del 14 agosto sono emblematiche di un Paese che non riesce a fare i conti con una cultura giuridica e di organizzazione amministrativa terribilmente lontana dai bisogni quotidiani.
.
Stando a recenti studi – pur senza fonti ufficiali dello Stato – la nostra vita è regolata da circa 111.000 leggi statali (leggi, decreti legislativi, decreti ministeriali, decreti del Presidente della Repubblica), molte delle quali di epoca post-unitaria e persino fascista, alle quali si aggiungono dagli anni Settanta le leggi regionali e delle Province autonome (stimabili in oltre 200.000 provvedimenti fra leggi regionali, delibere di giunta regionale, decreti di presidenti di regione e altri provvedimenti); per non parlare delle regolamentazioni locali (comunali e provinciali) che, pur secondarie, incidono in modo concreto nella vita quotidiana e vanno ben oltre 1.000.000 di riferimenti.
.
Un problema di numeri? Certo che no: mica siamo Calderoli, che da Ministro per la Semplificazione bruciò nel 2010 una pila di fogli annunciando la fine di 375.000 leggi – mai identificate – ignorando peraltro che le Regioni, dal 2001 in particolare, ne hanno prodotte il quadruplo. Regole, regole e ancora regole, a dimostrazione che ogni volta che qualcuno sbaglia si ricorre al potere legislativo per tappare le falle del sistema.
.
Così, del resto, è stato anche nelle vicende di Genova, ben al di là della legge straordinaria di risposta al dramma. Eppure viene da porsi una domanda: perché accade ancora di tutto nonostante una tale ipertrofia di regole a disciplinare praticamente tutti gli ambiti della nostra quotidianità? Perché il problema non sono le regole, oserei dire, bensì i controlli e gli atti conseguenti.
.
Dalle carte delle indagini del Ponte Morandi si affaccia lo spettro dei mancati controlli ministeriali sul concessionario delle autostrade. In quelle di Viareggio, i Tribunali hanno ribadito – in primo grado e poi in appello – le leggerezze commesse dal sistema, che affoga nelle carte e nelle certificazioni ma dimentica di controllare. E così via, ognuna di quelle storie ci parla di un Paese troppo spesso senza controlli, per ragioni che vanno dalla convenienza alla corruzione, dall’incapacità alla riverente accondiscendenza fino alla collusione fra controllori e controllati o, addirittura, alla coincidenza delle figure. E disegna anche un Paese senza sanzioni, come ha recentemente evidenziato Legambiente nel suo viaggio lungo le coste martoriate, laddove solo l’11% delle ordinanze di demolizione inoppugnabili e definitive viene portata ad esecuzione (poiché i Comuni non hanno risorse sufficienti e lo Stato non gliene accorda), e come ci racconta il dibattito assente sulla certezza della pena, specie nell’ambito penale.
.
Il valore dei controlli è incredibilmente alto ed è esso stesso il sostegno del senso di esistere di una regola: inserire regole ma non controlli è pura follia. È un tema mastodontico e non specificamente italiano, è vero, ma abbiamo drammaticamente imparato che è una questione di vita o di morte.
.
.