Taccuino

Finanziaria in equivoco

Non c’è giorno che tv e telegiornali non ci propongano un distillato di confusione, parlando della legge finanziaria. Sia chiaro, la confusione non è causata dal giornalismo, ma dalla politica. Potremmo trascorrere giorni a parlare di tutte le misure inserite in finanziaria: si tratta di una legge “omnia” che da decenni, ormai, contiene oltre alle misure di programmazione finanziaria della vita del Paese per un determinato esercizio finanziario anche molte questioni del tutto fuori contesto. Tuttavia, questa finanziaria ha una genesi e un semplice obiettivo unico: equilibrio di bilancio senza aumento dell’IVA al 25%. Il resto è puro esercizio retorico, che include chi parla di migranti e microtasse e chi si fissa sulle auto aziendali del ceto medio.

Un esempio: la plastic-tax. È una tassa sui produttori e utilizzatori di plastica, diffusa in tutta Europa, che da noi non era mai stata introdotta. Ebbene, in finanziaria 2020 appare finalmente questa tassa. Il difetto? Negli altri Paesi, la plastic-tax è legata a una strategia pervasiva e diffusa che si dirama in tutti gli angoli della vita quotidiana di produttori, rivenditori e consumatori, per colpire la produzione della plastica monouso e che mira a spingere verso i percorsi dell’economia circolare. Francamente, la tassa sulle auto aziendali non mi trova in disaccordo: è noto a tutti l’abuso del concetto per cui le auto sono chiamate aziendali solo per non pagare l’IVA e poi vengono tranquillamente usate anche la domenica e il sabato, quando non si lavora, oppure per andare in ferie con la famiglia. Come ha detto qualcuno, si potrebbe pensare che la tassa colpisca il ceto medio: onestamente, fatico a pensare al ceto medio, notoriamente spazzato via dalla crisi economica che imperversa dal 2008; mi sarei invece preoccupato parecchio se la tassa avesse colpito le auto più vecchie, perché oggi come mai è impossibile chiedere alle famiglie di cambiare auto per contribuire all’abbattimento dell’inquinamento; incentivi, detassazione, finanziamenti sono solo alcune delle misure da usare sulle fasce di reddito più basse come leva per il cambio dei veicoli. Anche se, detto fra noi, è comunque difficile pensare che si possa pensare a questo quando manca il lavoro ai padri e ai figli.

Ultimo pensiero va al tanto dibattuto tema degli enti locali e della tassazione: arriva in porto la fusione IMU-TASI, e questo semplifica sia il lavoro degli uffici, che quello dei contribuenti. Aiuta, inoltre, nella lotta all’evasione fiscale che, così, acquista efficacia. Resta, tuttavia, aperto il tema del Fondo Nazionale di Solidarietà Comunale, il cui destino è quello di drenare soldi dall’IMU dei Comuni con più seconde case per darlo (teoricamente, ai Comuni più piccoli con meno risorse, e invece) ai grandi Comuni (Torino, Milano, Roma, ecc.) spesso sull’orlo delle crisi finanziarie o dei dissesti. Un tema poco coltivato, se non altro perché i presidenti ANCI sono spesso proprio i Sindaci di quei Comuni che senza quei soldi farebbero il botto: faremo comunque sentire la nostra voce. Per dare una dimensione del tema, nel nostro Comune (Camaiore), parliamo di centinaia di migliaia di Euro che la collettività paga e che prendono la via per Roma, senza ritorno, per essere dati ad altri: un meccanismo infernale di Tremontiana memoria, ideato dall’allora Lega Nord, che merita soltanto di essere abolito per trattenere sui territori le risorse. Se c’è bisogno di solidarietà in favore dei Comuni più grandi, lo Stato potrà farla utilizzando la sua fiscalità generale.

Ciò detto, tuttavia, il dibattito è presto fatto: bisogna bloccare l’aumento dell’IVA, che sarebbe una vera una tragedia, trattandosi della tassa più iniqua e ingiusta che ci sia, capace di colpire nella stessa esatta misura il pane del ricco e del povero, senza alcun parametro di redistribuzione né di giustizia sociale. Tutto il resto è solo stupida e inutile speculazione politica.

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