Camaiore

Festival Gaber 2018

A meno di una settimana dalla grande chiusura del Festival Gaber, viene naturale fare un bilancio di questa edizione – la quindicesima in assoluto, la sesta per Camaiore, la prima senza Dolores Redaelli. Per quanti l’hanno conosciuta, Dolly è stata un faro inconsapevole; una donna di estrema profondità e intuizione culturale, colonna del Piccolo Teatro di Milano e promotrice del fortunato passaggio di Gaber al teatro.

Conserverò un ottimo ricordo di questo luglio afoso. Quattordici serate di spettacolo con artisti di ogni genere e calibro – dagli attori teatrali e cinematografici ai giovani cantautori e ai grandi della musica italiana – tutte a ingresso gratuito per offrire a chiunque la possibilità più unica che rara di vedere i propri beniamini nella propria città e in una veste originale. Dare tutto questo alla nostra città costa denaro ed energie, giustificate dal grande indotto in termini di vitalità del centro storico, afflusso di turisti, visibilità e cultura popolare. Perché l’idea di portare il Festival Gaber a Camaiore nasce per un progetto culturale rispetto al quale il luogo non è affatto neutro; ossia la divulgazione dell’opera e del pensiero di Gaber, che trova chiaramente il suo habitat nel cuore di una città.

Dietro le quinte di questa bella manifestazione, nei mesi che la precedono e nelle ore più calde dei giorni di spettacolo, gli organizzatori e i responsabili si ritrovano per studiarne i dettagli e individuare le migliori misure di sicurezza per pubblico e artisti, l’impatto acustico e gli ingombri necessari nel rispetto di attività, abitanti e spettatori. Un grandissimo lavoro che ogni anno si affina facendosi forte dell’esperienza e porta a soluzioni più efficaci; come il momento degli autografi e delle foto nel backstage, da anni aperto a tutti grazie a un metodo organizzativo che riduce enormemente i tempi e permette talvolta anche a chi non era in platea di incontrare il proprio idolo e portarsi a casa un ricordo.

Idoli che il Festival Gaber ci permette di conoscere meglio. La scelta di non ospitare veri e propri concerti – salvo qualche straordinaria occasione che abbiamo voluto cogliere al volo – ci ha portati a elaborare una formula che si sposasse bene con il contesto di cui parlavo sopra: gli Incontri-Spettacolo amalgamano una parte di performance a una di dialogo in una cornice ben più intima, originale e spontanea di quella tipica dei concerti da palazzetto.

Un esempio su tutti me ne convince: Diodato. Personalmente, come gli ho amaramente confessato, non avevo mai sentito la sua musica, ma quella sera, prima in piazza poi insieme a cena, ho scoperto un uomo e un artista di enorme valore. Al di là dell’indiscutibile talento vocale e della grande sensibilità che trapela dai suoi testi, sentirlo parlare di attualità, di sé e di alta politica mi ha stimolato una curiosità che non sono ancora riuscito a frenare. Quella sera abbiamo parlato di molte cose: della quotidianità di un sindaco di provincia, dello smarrimento che si avverte oggi più di ieri e del ruolo sociale degli artisti; della sua amata Taranto, città dagli spaventosi tassi di disoccupazione e mortalità, causati da un ricatto storico e morale che impone agli abitanti di scegliere tra un lavoro (quindi la sussistenza) e la propria salute (quindi la vita). E così – in una complessità che stampa, politica, o TG non ci mostreranno mai – ad esempio, il paradosso dell’errore di un Partito Democratico che si ostina a vedere nell’Ilva un futuro e di un governo che la chiuderebbe oggi; senza nessuno a occuparsi di ciò che troveremmo in mezzo: la costruzione di un percorso che affianchi al progressivo esaurimento dell’industria dell’acciaieria la crescita di un sistema occupazionale alternativo, magari volto a risanare i danni turistici e ambientali.

Ripenso anche alla memorabile serata di martedì scorso, quando abbiamo chiuso il Festival con un mito assoluto che pure i più affezionati non avrebbero osato sperare: Giorgio Panariello gratis a Camaiore, un evento irripetibile a livello Versiliese e nazionale. Una serata in cui abbiamo scoperto il Panariello che sta dietro ai celebri personaggi visti in tv. Fermarsi con lui a discutere di una Versilia vigile e ben distante dalla pseudo-politica dei personaggi che la sfruttano per far carriera. 

Ma ospitare un personaggio tanto famoso a Camaiore impone di adottare misure di sicurezza straordinarie, la cui idoneità si giudica sulla base della capacità di tutelare l’incolumità delle persone nel rispetto del contesto preesistente. Siamo fieri del risultato e felici di saper migliorarci anno dopo anno per donare a Camaiore opportunità mai viste. Colgo l’occasione per ringraziare chi ha lavorato a questo obiettivo: il Comune di Camaiore, la Fondazione Gaber, il 118, la Polizia Municipale, l’Associazione Carabinieri in congedo, il Commissariato di Viareggio e tutti i volontari. Grazie anche alla Parrocchia di Santa Maria Assunta, che ci ha aiutato più volte a svolgere prove e soundcheck negli orari necessari spostando le messe della Chiesa Collegiata. Chiusa la parentesi.

Tutto questo per dire che quando gli artisti salgono su quel palco modesto sentono e adempiono a un obbligo morale che era uno dei comandamenti di Giorgio Gaber: essere autentici, essere se stessi; così come la platea lo è stata fra applausi, risate, canzoni e autografi. Questo avete visto e continuerete a vedere: cartelloni variegati, eventi sempre gratuiti, artisti vicini agli spettatori e un’invidiabile fermento del centro storico. 

Tutto sempre nel gigantesco nome di Gaber.

 

Foto di Stefano Dalle Luche.

Per Le Vibrazioni e Diodato, foto dell’Ufficio Stampa del Comune di Camaiore.