Taccuino

Con il popolo curdo

Sono ore di sgomento quelle che scorrono mentre ci giungono nuove drammatiche immagini dalla Siria. Un fallimento totale della politica internazionale, capeggiata da un incontenibile Donald Trump che, con la retorica del “non riusciamo a guardare ai confini interni del nostro Paese, figuriamoci se possiamo controllare quelli altrui”, lascia tramontare – almeno per il momento – il ruolo degli USA come uno dei presidi dell’ordine mondiale. Una fatalità? Un errore di politica per Trump?

È un corto circuito incredibile, con un despota turco impegnato in un massacro disinvolto mentre tiene a bada quasi tutta la politica internazionale con la duplice minaccia di lasciar partire milioni di esseri umani o rivalersi sulle strutture energetiche che approvvigionano l’amichevole Putin e la vecchia Europa. In tutto questo, dunque, tutto pare fuorché un caso o un semplice errore: c’è una precisa strategia che ognuno di questi “grandi” della terra conduce a proprio modo. L’ennesimo conflitto viene scatenato dalla scelta della non-responsabilità di Trump – il noto proclama di ritiro delle truppe del 7 ottobre – perfettamente concordata con Erdogan, che nell’arco di poche ore è pronto con l’attacco militare.

Ma questo non può farci tacere. Non basta dire che non venderemo più le armi alla Turchia: a dire il vero, ne abbiamo già vendute abbastanza, peraltro a un Paese che non aveva bisogno di difendersi da qualcuno o qualcosa. E sarà interessante vedere se alla prova dei fatti, le armi, non si venderanno davvero. Ma questa è solo una retorica politica che nulla ha a che vedere con il vero potenziale che la classe dirigente dovrebbe impiegare.

La chiave di volta, in questa situazione, è spingere l’UE ad avviare una nuova strategia internazionale di rottura storica in grado di soccorrere il popolo turco – se del caso, anche in autonomia dalla NATO e unita a tutti coloro che non si riconoscono né in Putin né in Trump – ma anche ad agire con le armi della diplomazia e dello spionaggio per contenere il folle Erdogan. Non possiamo restare fermi in attesa che le cose vadano persino peggio: l’UE siamo noi, l’iniziativa deve essere nostra.

A Camaiore, nel nostro piccolo, il Consiglio Comunale ha appena inviato unanime un chiaro segnale politico: la richiesta al Governo di tutelare il popolo curdo, pressare il governo turco affinché cessi immediatamente il massacro, promuovere in ogni sede la dura condanna per l’offensiva militare e imporre uno stop all’export di armi verso la Turchia. Il commercio degli armamenti bellici, ancora sottratto alla trasparenza, va urgentemente vincolato alla politica nazionale e internazionale, per un’economia bellica che sia conforme ai principi di una potenza pacifica, vocata all’europeismo e al dialogo internazionale.

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