Taccuino

Ascoltare le piazze che parlano

Dopo oltre 7 anni di esperienza amministrativa c’è un argomento centrale che caratterizza ogni giornata che ci attende: il bisogno di incontrarsi, la necessità di ascoltare, il dovere di rispondere.
E’ vero che viviamo nell’epoca in cui ci illudiamo che stare sui social sia come incontrarsi in piazza, ma c’è una missione di verità e realtà che attende chi oggi si cimenta nelle esperienze di governo delle comunità: la ricerca del contatto e dell’incontro è il motore che spinge sia il cittadino a cercare un Sindaco o un Assessore che questi ultimi a curarsi più dei problemi che dei complimenti e delle lodi. E’ per questo che, ad esempio, il venerdì ricevo a porte aperte, mentre tutti gli altri giorni ricevo su appuntamento: in chi fa quest’esperienza c’è un innata predisposizione all’incontro per l’ascolto. In questo senso, non fanno eccezione le piazze.

Non mi riferisco a quelle dei comizi – ne vedremo tante in queste settimane e nei prossimi mesi, con le elezioni regionali alle porte -, occupate spesso da una narrativa di arrabbiatura, astio, invidia, volgarità. Mi riferisco alle piazze spontanee, a quelle che si ritrovano per ascoltare e ascoltarsi, come quella che oggi alle 18 si raduna in Versilia, in piazza campioni a Viareggio.

E se già il 7 dicembre scorso mi ero immerso nella folla delle sardine di Lucca, alle soglie della Cattedrale di San Martino, trovando una folla attenta, silenziosa, non farò eccezione nemmeno oggi a questo appuntamento. Non c’è bandiera, partito, distintivo che qualifichi chi prende parte a questa piazza: negli occhi di chi c’è, si legge un bisogno individuale di non sentirsi solo dinanzi alle ingiustizie del tempo che viviamo; in quelle bocche che leggono l’articolo 3 (il principio di uguaglianza) o il 21 (la libertà di espressione) della Costituzione echeggia ogni volta il desiderio di restituire alla società il senso della comunione e della comunità, cioè la condivisione non fine a se stessa e passiva, bensì consapevole e attiva dei valori fondamentali. Un moto di dignità, un risveglio di coscienza: e non è possibile semplificarli in un mero moto di contrapposizione, se non a costo di restare con i propri pregiudizi sulla superficie di questa singolare esperienza che si risolve in ben altro che un movimento eterodiretto e manipolato da qualche partito nel retrobottega. La piazza delle Sardine è la piazza che non ha bisogno di fare proposte: è una piazza di popolo che chiede Politica (con la “P” maiuscola), che fa domande e cerca risposte, che invoca il realismo e la concentrazione delle energie e delle risorse del Paese sui suoi incancreniti vizi e sui reali e concreti problemi che affliggono la quotidianità e il futuro. E’ il movimento dell’appartenenza, della voglia di trovare e avere gli altri dentro di sé.

Una piazza variegata, una piazza di capelli bianchi e non, di volti segnati dal tempo e pelli fresche come il salmastro del giorno di sciopero a scuola: una piazza che, nel suo essere, rappresenta la parte di comunità sana che non si piega alle ingiustizie, all’illegalità, alla prepotenza né a quei modelli sociali che fanno del machismo, della forza bruta, delle parole sfacciate e mafiose il proprio riferimento identitario. E ancora una volta, dove ci sarà da ascoltare e raccogliere i bisogni, la Politica deve esserci e deve andare ad ascoltare per cogliere i bisogni e trasformarli in risposte: per questo, anche oggi, sarò in piazza con le nostre Sardine.