Taccuino

Publiacqua diventerà pubblica

Lettera indirizzata al direttore de La Nazione e pubblicata dal quotidiano lunedì 30 luglio 2018.

 

Gentile Direttore,

insieme al mio Assessore alla Gestione delle Partecipate, Simone Leo, leggiamo sulla stampa che la fiorentina Publiacqua, oggi società mista pubblico-privata, diventerà una società interamente pubblica. Siamo orgogliosi di aver partecipato con molti altri al tramonto della teorica superioritá del modello della società pubblica con partecipazioni private, tanto aprioristicamente quanto inspiegabilmente sostenuta anche dal PD regionale fino a pochissimo tempo fa. 

Tuttavia, riteniamo che il percorso imboccato non debba mancare di concentrarsi su tre punti prioritari:

1. Nuovi modelli – I servizi pubblici, ove vi siano condizioni di sostenibilità economica e finanziaria, devono essere gestiti da società interamente pubbliche. Il ricorso al capitale privato – che inevitabilmente crea un conflitto di interesse con la compagine pubblica – deve essere considerato una soluzione del tutto residuale, in caso di mancanza di alternative per l’approvvigionamento di capitale (mutui; finanziamenti privati; finanziamenti o contributi europei, statali o regionali). Un modello che incondizionatamente andiamo sostenendo anche per l’avvio di RetiAmbiente SpA, nel settore della gestione dei rifiuti.

2. Sistemi di controllo – Gli ATO, come strumento di controllo dei servizi pubblici, non funzionano e rappresentano un vulnus democratico al diritto dei cittadini di avere un controllo diretto sul merito delle scelte e su chi ne è responsabile. Non funzionano perché hanno strutture amministrative troppo deboli e sono esposti ai continui cambi di amministratori che si susseguono con le elezioni; rappresentano un vulnus democratico perché le delibere sono frutto dei soli tecnici o di sparuti gruppetti di potere, mentre la decisione formale si spalma su decine di sindaci con un meccanismo deresponsabilizzante, che allontana il cittadino e rende (speriamo, non volutamente) invisibili percorsi e trasparenza. In tal senso la proposta da attuare è che siano le Province – esistenti e non abolite, riorganizzate su una scala territoriale adeguata, con amministratori non scelti dai partiti bensì eletti dai cittadini – a ricevere i poteri di organizzazione e controllo  dei servizi pubblici locali (sanità, trasporto, acqua, rifiuti).

3. Nuove politiche – I contenuti delle politiche di sviluppo regionale devono cambiare radicalmente: il “tubone” che toglie l’acqua dal bacino idrico Apuano e la porta a Sud deve essere sostituito con un investimento di pari importo per la riparazione di un sistema idrico che, dalla fonte al rubinetto, disperde fra il 40 e il 50 per cento dell’acqua; se a qualcuno manca l’acqua, “forse” basta riparare i tubi che ci sono e non costruire faraoniche autostrade dell’acqua.

Non basta, infatti, ragionare dei contenitori (i modelli di gestione): il percorso deve parlare il linguaggio del futuro e dei contenuti, con un coraggio vero e serio che da troppo tempo manca nella dirigenza regionale del PD e, purtroppo, anche in parte dell’amministrazione regionale.