Taccuino

25 aprile, Festa della Liberazione

Ogni anno ci troviamo a Marignana a dare il via ai festeggiamenti della Regione Toscana per il 25 aprile, Festa della Liberazione.

Come sappiamo, la Liberazione non è stato un evento istantaneo ma un lungo processo che ha visto protagonisti i cittadini italiani e le popolazioni alleate, venute in soccorso al popolo italiano svenduto dal Fascismo al Nazismo e da questo oppresso e trucidato. Un lungo processo che è costato molte vite, immolate sugli altari di una follia assassina che ancora possiamo leggere nelle storie di Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, delle fosse Ardeatine e di Pioppetti. La Liberazione è figlia di una madre che ebbe una lunga gestazione, la Resistenza: un moto umano forte al punto da aggregare attorno al comune obiettivo della Libertà tutte le classi sociali del Paese. Un simbolo di rinascita.

Ma a distanza di 74 anni, ha ancora senso festeggiare questa ricorrenza? Ho provato, così, ad astrarmi dal mio ruolo e da quello di nipote di chi ha vissuto la Resistenza. Ho provato a mettermi nei panni delle nuove generazioni, che hanno sempre meno bocche a raccontar loro quell’epoca, e ho pensato per un attimo che cosa possa oggi dare un senso al 25 aprile.

Viviamo in un’epoca in cui l’Io cerca sempre più spazio a discapito del Noi. Un era in cui la linea che separa ricchezza e povertà, diritti e privilegi, libertà e oppressione si fa sempre più marcata fino a rendere gli uomini indifferenti, se non ostili, l’uno all’altro. In quest’epoca, le istituzioni non si vergognano a negare la dignità della donna, il sacrosanto diritto alla vita, la sofferenza dell’aborto, la libertà di amare e il diritto all’uguaglianza. In questo senso, tante sono le analogie con il tempo di allora. Perché Fascismo e Nazismo si nutrirono prima di tutto dei più primitivi istinti animali: dalla forza alla prepotenza, dalla sopraffazione alla dittatura del capobranco. Il Fascismo fu espressione politica di una natura umana che a quel fenomeno, storicamente esaurito, è sopravvissuto. Un fenomeno che leggiamo tutti i giorni mentre l’ingordigia di mangiare un panino ci distrae dalla barca che affonda.

In questo senso, la Liberazione del 25 aprile altro non è se non il simbolo di una lotta quotidiana contro ciò che di male può fare l’essere umano a se stesso. È il segno permanente che la liberazione della società dalla schiavitù e dall’oppressione è un programma ancora in atto. Per un giovane, quindi, la Festa di Liberazione può essere molto più di un semplice esercizio di Memoria: può essere la testimonianza di una presenza costante al servizio degli altri e del nostro futuro.

#25Aprile

 

Alessandro e nonna