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25 aprile 2020 – Festa della Liberazione

Il 25 aprile, da 75 anni, non è mai un giorno qualunque. E non lo è nemmeno oggi: questo appuntamento è, allo stesso tempo, ciclico e mai uguale, e quel che viviamo oggi – lontano ahimè dalla nostra Marignana e dalla nostra Sant’Anna di Stazzema – ce lo ricorda.
Il 25 aprile non è il giorno delle scampagnate, non è il giorno senza il dovere del lavoro, non è il giorno dei concerti. Adesso che non si può uscire per il gusto di uscire; adesso, che molti sono costretti a stare lontani dal lavoro o restarne privi; adesso che non c’è un prato su cui sedersi con il ragazzo o la ragazza che si ama per ascoltare un concerto; adesso teniamo nelle mani l’anima e lo spirito del 25 aprile.

No, nessun paragone è possibile fra la guerra partigiana contro l’invasore nazi-fascista e la lotta a un virus: riflettendo bene, le guerre dell’uomo sono terribili e imparagonabili con qualsiasi altro momento della vita del genere umano, e sono ben più colpevoli sopra ogni altra cosa, perché l’uomo avrebbe potuto scegliere di farne a meno, cosa che non accade, invece, quando ci si trova di fronte ai grandi cataclismi che la natura ci presenta.
Perché chi a quel tempo lottava, lo faceva lontano dai propri affetti, nel freddo e nell’inedia, senza contatti diretti con le famiglie e con la certezza di rischiare la vita e di abbandonare questo mondo. A noi, che oggi la malattia costringe beffarda alla rinuncia ai nostri affetti e alla distanza, viene chiesto di investire controllando le nostre abitudini, rinunciando temporaneamente a ciò cui siamo abituati senza dover rinunciare per sempre alle persone che amiamo e minacciando il nostro futuro.

Ma le tinte fosche di questo momento assumono ben altra consistenza se guardiamo a ciò che già abbiamo vissuto.

La Liberazione è evento che trascende appartenenze e riferimenti settari, riportando al centro della scena ciò che la dittatura di Mussolini e il totalitarismo di Hitler avevano tolto alla gente d’Europa: la pace, i diritti, la libertà. Perché chi lavora con l’intento più o meno dichiarato di sopprimere uno di questi tre valori, perde qualsiasi connotato umano, diventando egli stesso la rappresentazione stessa del Male che l’Uomo trasformato in bestia ha saputo e può fare all’Uomo.
E’ così che, nell’assolvere al più alto compito che spetta al presente – in omaggio al passato e a monito per il futuro – la celebrazione del 25 aprile è costante e indispensabile esercizio di Memoria, che rinnova in ciascuno di noi il desiderio che ognuno possa conservare dignità, diritti, libertà.
L’opera di Liberazione – con il sangue dei partigiani di ogni estrazione sociale e politica, che imbracciarono armi senza mai far ritorno – ha preparato quel campo sociale e culturale dove ha germogliato la Costituzione Italiana, ancor oggi inattuata sia perché mancano ancora le leggi ch’essa richiede, sia perché il suo vasto programma di uguaglianza è tutt’ora in attesa di essere realizzato nella realtà.
E il fatto che sia inattuato non significa che essa non sia adatta, che non funzioni, che vada stravolta: significa, semplicemente, che a distanza di 72 anni il nostro Paese non ha ancora saputo fare ciò che deve, dentro e fuori dei suoi confini. E in cuor nostro, lo sappiamo.

Lo sappiamo quando guardiamo negli occhi vispi e rugosi delle persone anziane, la cui dignità è spesso ignorata da una società che con preoccupante facilità sputa sentenze e giudizi sul valore dell’uomo solo in base alla capacità di produzione e di consumo che le persone hanno.
Lo sappiamo quando ci occupiamo di chi non ha un lavoro, mentre il mercato si propone di trasformare il bisogno del vivere in un’opportunità ad altissimo rendimento e bassissimo costo, deprezzando e distruggendo i diritti, che finiscono schiacciati con le vite, magari sotto i blocchi di marmo.
Lo sappiamo quando vediamo le donne di questo Paese costrette a fuggire dalle violenze di un marito o umiliate dal sessismo che incontrano nella giusta ricerca della libertà di realizzarsi nel mondo professionale o casalinga.
Lo sappiamo quando osserviamo la pelle – riarsa dal sole e cotta dal sale – di mani aggrappate alle corde di un gommone sgonfio e stracolmo, a stento arrivato per farsi vedere e chiedere un aiuto.
Lo sappiamo quando guardiamo negare un lavoro o un amore in nome del pregiudizio e degli schemi portati in dote da chi comanda tenendoci divisi e coltivando le discriminazioni.
E ce ne accorgiamo addirittura adesso, quando è arrivata una malattia inattesa che ci fa scoprire come la politica da quattro soldi ci avesse promesso, per decenni, meno tasse, facendo sparire medici, infermieri e posti letto in ospedale per lasciare più soldi nelle pastoie della corruzione e delle mafie.
Alla luce degli eventi di oggi, peraltro, questa giornata assume il senso più profondo di un richiamo e un monito a non vivere nell’individualismo, nell’invidia e nel pregiudizio: perché se così non fosse, allora nemmeno un virus così crudele e spietato ci avrebbe insegnato che la fratellanza è ben altro che la semplice ed egoista speranza di tornare a fare ciò che si vuole.
E’ alle donne o madri uccise o ferite, agli anziani abbandonati e soli, ai disoccupati e ai lavoratori privati dei diritti, ai disperati derubati della prospettiva di vivere, agli uomini e alle donne privati dell’uguaglianza che giorni come questo continuano a parlare, mettendo loro davanti la speranza di una Repubblica che sappia davvero, fino in fondo, “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Verranno ancora sfide importanti per la figlia della Liberazione, che è l’Europa dei popoli e dei diritti: l’Europa sia davvero ciò che è nata per essere, oppure finirà per regalare ai populismi l’opportunità di una nuova epoca di distruzione della fratellanza, della libertà e dell’uguaglianza.

Verranno ancora epoche difficili, in cui la consapevolezza dei cambiamenti climatici portati dall’Uomo ci chiederà di fare di più che pensare senza badare alle nostre abitudini.

Verrano ancora giorni difficili, per tutti noi: ora, più che mai, occupiamoci insieme di chi ha bisogno di lavorare, di mangiare, di vivere, di curarsi, di sorridere.

Ecco, allora più che mai sarà l’ora, ancora, della Memoria e della Liberazione.

Evviva la Libertà. Evviva l’Italia. Evviva la Resistenza.
Buon 25 aprile, Camaiore!